“Cose dell’altro mondo”, un caso inventato. Lo scandalo dov’è? Scomparso, come gli immigrati.

Pubblicato: 4 settembre 2011 in cinema
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Un caso dell’altro mondo. L’insostenibile leggerezza della demagogia. Lo scandalo si ammoscia e scompare, come gli immigrati.

Alla Mostra del Cinema di Venezia 2011 è arrivato anche il giorno del film “Cose dell’altro mondo” di Francesco Patierno. Uno scandalo “contro la Lega” annunciato in pompa magna dai social network e rimbalzato poi anche sui giornali di ferragosto. “Il film è un atto di accusa contro le politiche xenofobe della Lega”, dicevano. In realtà, dopo la proiezione, la polemica si è subito ammosciata. Il film, infatti, non è piaciuto ai critici dei principali quotidiani che si sono divertiti al tiro al piccione. Tutto sommato è un peccato. Patierno esordì nel 2002 con un film di ben altra struttura e impatto: “Pater Familias”. Si trattava di un durissimo atto di accusa, quello sì, contro il degrado dei valori nella periferia di Napoli. Una parte del Sud, quello più camorristico e estremo, ne usciva fatto a pezzi, in un ritratto impietoso che non faceva sconti alla fantasia. Ricordo bene quel film. Fu il primo che dovetti valutare allora nella mia veste di neo Presidente dell’Istituto Luce. Vidi il film insieme con Luciano Sovena, anche lui appena nominato Amministratore Delegato. Alla fine della proiezione ci bastò un semplice scambio di sguardi ed entrambi annuimmo con la testa. Un gran bell’esordio. Teso, rigoroso e d’autore. A distanza di nove anni, con “Cose dell’altro mondo” Patierno si sposta dal Sud napoletano, sbarca nel Nord Est, nel Veneto, e gira in quei luoghi una commedia molto stralunata, libero adattamento del film “Un giorno senza messicani” (2004) di Sergio Arau. L’ipotesi è che una mattina, come per magia, spariscano dal Nord Est tutti gli immigrati. In una volta sola. Senza spiegazioni. L’insostenibile leggerezza della demagogia vuole (vorrebbe) dimostrare la tesi che senza immigrati la vita si fermerebbe. Di questo infatti hanno scritto alcuni colleghi durante l’Estate senza aver visto il film. Invece Patierno, nella sua commedia, alla fine sembra voler dire ben altro. Il padroncino (interpretato da Diego Abatantuono) che di giorno va in tv a gridare “Prendete il cammello e tornate a casa!” e che di notte si fa consolare da una prostituta di colore, dopo la scomparsa degli immigrati dovrà riscoprire un nuovo rapporto, più adulto e più vero, con la moglie e, soprattutto, con il proprio lavoro. La ragazza che si era infatuata e fatta ingravidare da un ragazzone di colore, deciderà di seguire il cuore e si rimetterà con il suo vecchio fidanzato scoprendo così anche la prospettiva di un affetto meno superficiale. Il parroco che nascondeva i clandestini, potrà restituire alla canonica e alla sagrestia la loro antica funzione liturgica e religiosa. Eccetera, eccetera. Insomma, sembra proprio che senza immigrati la piccola cittadina del Nord Est descritta da Patierno sia orientata a stare meglio e a riscoprire la propria identità perduta nelle dinamiche perverse della globalizzazione. Inoltre nel film non c’è nessun riferimento al Partito della Lega. Non si vedono bandiere verdi o altri simboli riconoscibili. E lo scandalo, quindi, dove sarebbe andato a finire? Scomparso, come gli immigrati.

Pubblicato su La Padania il 4 settembre 2011

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