Polanski a Venezia. Un grande cast per una storia che si ferma sulle immagini. “Perché l’unpolitically correct è a parole, solo a parole”.

Pubblicato: 2 settembre 2011 in cinema
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"Carnage" di Roman Polanski a Venezia 2011. "L’unpolitically correct è a parole, solo a parole. Carnage è, cioè, un film perfettamente politically correct. Ci dice ciò che vogliamo sentire, mascherato da ciò che non vogliamo sentire", parola di Gerry.

Roman Polanski schiera un cast che non invidia il cast di George Clooney. Clooney in Le idi di Marzo schiera, oltre a se stesso, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti. Polanski in Carnage schiera Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz. Le Coppe Volpi femminili e maschili di Venezia 68?, sempre se le Coppe Volpi non sono un premio “a tappare”, in stile Venezia vs Hollywood, per poi scoprire che l’Oscar è andato a un attore non premiato a Venezia?, la scorsa stagione successe con Natalie Portman che interpretava Il cigno nero di Aronofsky…

È il secondo giorno a Venezia e Roman Polanski, con Carnage, si confronta con Clooney. Marco Müller, direttore di Venezia 68, ha un cartellone che è superiore a Cannes. E domani toccherà a David Cronenberg con il suo film su Jung e Freud…

Anche il film di Polanski, come il film di Clooney, è tratto da una pièce. Polanski ritorna al “cul de sac” dell’appartamento, anche se non è un thriller, non è L’inquilino del terzo piano, è una commedia.

Carnage si apre su un parco a New York, su un gruppo di bambini, e intanto che i titoli assolvono e dissolvono, un bambino colpisce un altro bambino con un legno.

La pièce inizia però in un appartamento, l’incontro-scontro tra i genitori dei bambini, genitori borghesi, ed è filmata in un teatro, set–appartamento dei genitori del bambino colpito, interpretati da Jodie Foster (Panic Room) e John C. Reilly (Magnolia). Ed è qui la sfida del film, lavorare sulla pièce, sull’unità di luogo e di spazio, lavorare sulla teatralità.

La madre interpretata da Jodie Foster è la più isterica e attira nella sua isteria – isteria è sinonimo di historia – i genitori del bambino che ha colpito con il legno, interpretati di Kate Winslet (Revolutionary Road) e Christoph Waltz (Bastardi senza gloria). Così un incontro diventa uno scontro, reale e surreale. Perché i bambini sono il “MacGuffin” per i litigi dei genitori. Perché non c’è lotta nella borghesia, ci sono i litigi, la lotta è oggi in un appartamento ci dice Polanski, ed è ciò che ci dice Bernardo Bertolucci sul ’68 con The Dreamers

Polanski è abile a usare i trucchi della pièce per dilatare la pièce, come il telefonino di Christoph Waltz che continua a suonare e a irritare la moglie, ma è il cinema non è il teatro, e i trucchi di una pièce incidono per 15 minuti 15. Polanski si serve di tutto sul set-appartamento, perché l’utile, così come il futile, è essenziale per i litigi di genitori borghesi sul set-appartamento che è la vita.

Ma via via le domande sul bene e il male, su dove è la ragione e dove il torto, dissolvono e assolvono le isterie di tutti i personaggi. Ed è qui che la pièce resta ciò che è. Perché l’unpolitically correct è a parole, solo a parole. Carnage è, cioè, un film perfettamente politically correct. Ci dice ciò che vogliamo sentire, mascherato da ciò che non vogliamo sentire.

Polanski rispetta poi la location e filma a distanza i personaggi, come un regista di teatro e non come un regista di cinema. E si sente perciò la teatralità, si sente che è un film “scritto”, per grandi attori, ma “scritto”.

E anche se la pièce perlustra tutte le direzioni e i colori per i suoi personaggi, con le coppie che si uniscono e disuniscono, o scoppiano, o si ubriacano, o con i mariti che si alleano contro le mogli, lo spettatore si siede e ride perché il film gli dice di ridere, non perché si sente di ridere.

E neanche il “carnage” del film, la carneficina del titolo, è autentica. È il retaggio della tv. Perché è la tv che ci ha insegnato a ridere anche se non c’è da ridere. È ciò che accade in tutti i cabaret, anche se cabaret travestiti da varietà.

Così, l’idea del film, filmare l’apparenza della borghesia di New York, diventa il “MacGuffin” del film, il trucco del film per chiedere allo spettatore di sedersi e di sorridere, attenzione!, non ridere ma sorridere, come i cabaret alla tv. Il problema dell’idea del film è che non c’è nessuna apparenza della borghesia da filmare. Perché la realtà è lì a guardarci prima ancora di essere guardata.

A Venezia 68 Polanski non tira giù il film di George Clooney neanche di un millimetro. Le idi di Marzo non si scalfisce con le risate o le finte risate di una pièce. E servirà un film che lavori concettualmente e visualmente per tirarlo giù. A Dangerous Method di David Cronenberg di domani?

Gerry

Su La Padania del 2 settembre 2011

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