“Le Idi di marzo” di George Clooney a Venezia 2011. Parla di politica e comunicazione. Non banale. Il primo film della Mostra è già da Leone.

Pubblicato: 1 settembre 2011 in cinema
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"Le Idi di marzo" di George Clooney a Venezia. Sceneggiatura perfetta per un film importante.

È George Clooney ad aprire Venezia 68 con Le idi di Marzo. Non è una concessione a Hollywood, perché Le idi di Marzo è un film importante e che in concorso si sentirà. 

George Clooney era già stato a Venezia con Good Night, And Good Luck nel 2005, e meritava il Leone, così come Brokeback Mountain di Ang Lee, che vinse.

Good Night, And Good Luck di George Clooney racconta la storia di un giornalista tv che combatte il maccartismo e filma ciò che non si vede alla tv, ciò che è ai lati della tv, appena prima e appena dopo la diretta tv. E così Le idi di Marzo filma ciò che è ai lati della politica, appena prima e appena dopo la diretta tv di un politico, Morris (interpretato da George Clooney), che concorre in Ohio per le presidenziali del partito democratico.

Il film si apre infatti in uno studio tv in Ohio, si apre sul prima, prima della diretta tv del politico, ed esprime già il cinismo della pellicola. Il film si apre sul portavoce di Morris, Stephen (Ryan Gosling), un giovane guru della comunicazione, un idealista che lotta per ciò a cui crede – e Morris è ciò a cui crede – che prepara la diretta tv a Morris.

Ma la pellicola dimostrerà come ciò a cui crede Stephen non esiste, perché non è la realtà, è la realtà che il giovane vuole vedere. E così lo studio tv, non è la realtà ci dice George Clooney, è ciò che le persone a casa credono essere la realtà.

La storia sembra leggera, la sceneggiatura è perfetta, e Clooney, come in Good Night, And Good Luck, è maestro a filmare i dietro le quinte. Ma improvvisamente la storia diventa gialla, e nera, sempre più nera. Stephen si ritrova contro tutti, intrappolato dai personaggi all’ombra della politica e che però sono la politica. Paul (Philip Seymour Hoffman), il responsabile della campagna di Morris, la persona con cui collabora tutti i giorni, e Tom (Paul Giamatti), il responsabile della campagna dell’avversario di Morris.

Tom farà una proposta al giovane, passare dall’altra parte, ed è da qui, dall’idea di passare dall’altra parte, che il film da leggero diventa giallo e da giallo diventa nero. Perché l’idealista non è così idealista, o non lo è al cento per cento. E scoprirà così che cosa c’è dietro la politica.

È come un domino. La scelta, o non scelta, del giovane scatenerà un domino. Paul, il responsabile della campagna di Morris, sarà costretto a licenziarlo, perché non è stato leale, e la lealtà è tutto per Paul. E Tom, il responsabile della campagna dell’avversario di Morris, non potrà più ingaggiarlo, perché è stato licenziato.

Ma il giovane ha scoperto un segreto, un segreto che non voleva usare ma che è costretto a usare, un segreto che riguarda Morris…

Le idi di Marzo è un film sulla Storia, con la S maiuscola. E la Storia, come dice Don DeLillo in un libro su JFK, Libra, è i segreti che non conosciamo, e ci sono livelli e livelli di segreti che non conosciamo. Il giovane userà i suoi segreti per fare la storia, ma con la s minuscola, la sua storia.

Clooney filma infatti i “livelli” di ciò che non conosciamo e ciò che c’è dietro i livelli. Clooney filma cioè la storia che vediamo in tv, a casa, abitualmente, e la storia che non vediamo.

Le idi di Marzo è un film raffinato, costruito con inquadrature intorno i personaggi, a osservare, e a chiederci di osservare l’apparenza. Il montaggio è giocato tutto tra il palco e il dietro il palco. È un film sul negoziare e sul ri-negoziare, anche ciò che non si sembra disposti a negoziare: i principi, ma i principi non ci sono più…

E infatti chi pagherà?, pagherà il più pulito di tutti: il personaggio che credevamo il meno pulito e che invece era il più pulito.

E il film ritornerà all’incipit, a una nuova diretta tv, a una stagista che porta i caffè, a un nuovo stato, a una nuova campagna per le elezioni presidenziali. Anche se non sarà più un incipit divertente, sarà un incipit nero, un incipit che chiede a tutti i film in concorso a Venezia 68 di dimostrarsi all’altezza di George Clooney.

Tocca a Roman Polanski, Oscar per Il pianista, rispondere a Le idi di Marzo di Clooney. Non sarà semplice.

Gerry

Pubblicato su La Padania il 1 settembre 2011

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