L'Arpa di Luce alla prossima Biennale di Musica. Un'edizione dedicata ai "mutanti". Ecco il sogno di Baratta.

Venezia è sorprendente, mai vista così in forma e così brillante per le tante iniziative organizzate anche nelle calli più nascoste. La Biennale d’arte ha trasformato il volto della città lagunare e, in queste prime settimane d’Estate, l’ha riempita di eventi culturali e di performance. Una scena dinamica e in continua trasformazione, nel nome della qualità e della curiosità culturale. Era  il sogno di Paolo Baratta, presidente della Biennale, che finalmente diventa realtà. C’è nell’aria infatti il sapore di un nuovo sentimento di amicizia e di complicità fra l’antica e prestigiosa fondazione culturale e la città di Venezia.

“La Biennale è come una sala di degustazione”, aveva detto Baratta a “La Padania” durante la Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno. “L’esperienza più bella come presidente della Biennale è scoprire gli occhi incuriositi di coloro che vengono a guardare, che vengono a conoscere. In un momento e in un’epoca in cui la cultura diventa sempre più virtuale, e cioè ottenuta con mezzi elettronici e quindi lontani dalla realtà, la Biennale diventa sempre più importante come luogo che completa la conoscenza. La conoscenza non è completa se non si ha un rapporto diretto con le cose con le creazioni, con le idee. Siamo quindi uno strumento di conoscenza, e di completamento della conoscenza”.

È lo stesso spirito che lo spinge, ora, ad alzare l’asticella della sfida culturale e a lanciare in questo modo il 55mo Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale che si svolgerà a Venezia, dal 24 settembre al 1° ottobre. Il programma ha dei numeri impressionanti: 76 compositori, più di 80 brani, di cui 27 sono novità, oltre 20 appuntamenti tra concerti, installazioni, performance audio-visuali, laboratori, incontri, concentrati in 8 giorni di programmazione. “Nello spazio imponderabile della contaminazione culturale – ha spiegato Baratta ai giornalisti durante la conferenza stampa svoltasi a Roma qualche giorno fa -, vogliamo rompere le barriere che per troppo tempo hanno isolato e reso non comunicanti i diversi mondi musicali”. E così, ha detto Baratta, “Anche il festival di quest’anno si fa palcoscenico di giovani professionisti, riconfermando la volontà della Biennale di far conoscere al mondo le più importanti esperienze di singoli compositori e di ensemble che hanno iniziato un percorso, spesso con successo, nel mondo della musica contemporanea”.

Mutanti è il titolo della 55ma edizione del festival; la manifestazione sarà diretta da Luca Francesconi. “Forse stiamo assistendo a una sorta di mutazione genetica della cultura occidentale, della nostra tradizione – ha spiegato Francesconi -. Viviamo in un mondo che fa sembrare anacronistici non solo il pensiero, l’approfondimento e la fatica, ma anche la matita e la carta, la pratica, l’artigianato. Oggi che tutto è a portata di un click, è sempre più evidente la tentazione di liberarci della memoria, sognando di essere più leggeri. La Biennale Musica 2011 parla di mutanti, di qualcosa che finisce, per lo meno nella forma in cui la conosciamo, per diventare altro”.

Il Festival si inaugurerà il 24 settembre al Teatro alle Tese con Peter Eötvös, Leone d’oro alla carriera, e con l’ orchestra SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg. Il concerto rende omaggio alla tradizione musicale ungherese, a partire da Béla Bartók fino a Stravinskij.

Il Leone d’argento che la Biennale dedica alle nuove generazioni, quest’anno sarà assegnato all’ensemble milanese RepertorioZero.

“Alle giovani generazioni, quelle maggiormente impegnate nella ricerca elettronica e informatica – hanno detto i responsabili della Biennale -, si ricollega la presenza al Festival del maggior centro di ricerca sul suono, l’IRCAM di Parigi, con due concerti (28 e 30 settembre, Conservatorio di Venezia) e un nucleo di laboratori che occuperanno l’intera settimana del Festival per mostrare a giovani compositori italiani un metodo di lavoro applicato alle ultime novità della tecnologia, con i programmi di scrittura più avanzati (Max, Max4Live, Open Music, etc.). I due concerti in programma presenteranno compositori particolarmente rappresentativi di questo fronte della ricerca – Franck Bedrossian, Yan Maresz, Yann Robin, Roque Rivas – e compositori italiani che all’IRCAM hanno studiato e si sono specializzati – Francesca Verunelli, Andrea Agostini, Daniele Ghisi, Eric Maestri, tutti trentenni”.

Nei primi due giorni del festival il Teatro alle Tese sarà trasformato in un grande strumento musicale con l’Arpa di luce del musicista e performer Pietro Pirelli, una installazione visiva e sonora che estenderà le sue corde-laser tra le colonne cinquecentesche del Sansovino, e anche solo al passaggio del pubblico provocherà effetti visivi e sonori. Mentre al Portego di Ca’ Giustinian verrà collocata, per tutto il periodo del Festival, un’altra installazione, Aura in Visibile.2, opera del compositore Luigi Ceccarelli. Al centro dello spazio un pianoforte a coda rigorosamente senza pianista che, sollecitato da eccitatori meccanici, progettati dal compositore e controllati tramite computer, rivela una voce inedita. Al festival è prevista anche la partecipazione di scrittori, come Alessandro Baricco, e di sociologi di grido come Mauro Magatti, professore dell’Università Cattolica di Milano e autore di un libro che si intitola “Libertà immaginaria”.

Pubblica su La Padania il 9 luglio 2011

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