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Tutti i profili di Piersanti che girano in rete sono sbagliati. Duesse, per primo, ha potuto ricostruire la vera storia. Piersanti, poco più che ventenne, alla fine degli anni 70, lavorava (non retribuito) in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo a Roma (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da quattro soldi: nessuno voleva un’intervista dove si parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna. “Giravo con un imponente Suv e avevo paura di farmi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila ai moli”, confessò Villaggio a Piersanti. L’intervista venne spedita anche a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero?”, chiese Fulvia. E poi: “Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di http://www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)

