Politica italiana: a Todi un congresso delle associazioni cattoliche. I partiti guardano e commentano. La preoccupazione del PDL . Le tentazioni di PD e UDC. Ruini: non buttare il bipolarismo. Bagnasco: nasca un nuovo soggetto politico.

Pubblicato: 17 ottobre 2011 in politica
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Cardinale Bagnasco, presidente dei Vescovi italiani: "Nasca un nuovo soggetto politico".

Di una cosa tutti sembrano certi: che dal congresso cattolico di Todi di non uscirà un partito politico. A escluderlo sono tutti i vertici delle associazioni che il 17 ottobre prenderanno parte alla giornata organizzata dal forum delle Persone e delle Associazioni di Ispirazione cattolica del mondo del lavoro, promosso a sua volta da Cisl, Mcl, Acli, Confcooperative, Confartigianato, Compagnia delle Opere e Coldiretti. E’ vero che bisogna ripartire da un nuovo impegno dei cattolici in politica, ma questo non vuol dire fondare un nuovo soggetto. Tantomeno, ridare vita a un clone della vecchia Democrazia Cristiana.

A escluderlo è Andrea Olivero, presidente delle Acli, che parla di una nuova urgenza di formulare proposte per uscire da questa impasse politica: «Già il fatto che si troveranno al forum organizzazioni e associazioni diverse, pur accomunate dall’identità dell’ispirazione cristiana, deve mettere la parola fine a un simile ragionamento: mai queste organizzazioni potrebbero creare un unico partito».
D’accordo si dice anche Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio: «Il nuovo soggetto politico dei cattolici, secondo l’esortazione contenuta nella prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al consiglio permanente della Cei, non sarà un partito». E ancora, Carlo Costali, che guida il Movimento Cristiano Lavoratori: «Non si tratta di individuare leader, ma idee e linee per cambiare il Paese».

Quagliariello (Pdl): «Non sia riedizione anacronistica di partiti unici fuori dalla storia». Anche se non si evolverà in un partito, il movimento cattolico continua a destare l’attenzione dei partiti che esistono già. E che si augurano in primis che non torni la Dc, ma anche che non venga minato il bipolarismo. Dalla vicina Norcia, dove si è riunita la Fondazione Magna Carta per i consuenti “Incontri” dedicati al dialogo fra laici e credenti, Gaetano Quagliariello del Pdl cita e sottoscrive un messaggio del cardinale Camillo Ruini, nel quale l’ex presidente della Cei parla del bipolarismo italiano «come del bimbo che non va buttato con l’acqua sporca, ma che va educato, fatto crescere e messo in salvo». «Va benissimo – dice Quagliariello – se nuove energie giungono in politica. L’importante è che non pretendano di distruggere la cornice» e ancora «Todi non deve essere considerata come l’anacronisica e nostalgica riedizione di partiti unici fuori dalla storia. Una collaborazione è possibile laddove vi sia chiarezza di intenti. Una volta fissata la centralità dei contenuti rispetto ai contenitori credo che un piccolo contenitore possiamo costruirlo».

I Modem vedono in Todi un’occasione per ripensare le alleanze. L’appello per un contatto più immediato, invece, viene da sinistra e per la sinistra. E’ contenuto in una sorta di manifesto-lettera pubblicata oggi sul quotidiano della Cei “Avvenire”, firmata da Paolo Sorbi, Pietro Barcellona, Mario Tronti e Giuseppe Vacca: quattro intelllettuali di formazione marxista che esortano il Pd e il suo segretario Pier Luigi Bersani a fare i conti con «i valori non negoziabili» delinati da papa Benedetto XVI. «Il rischio incombente per un centrosinistra rassegnato a seguire derive radicali – scrivono – è di non riuscire a elaborare una cultura di governo all’altezza delle gigantesche sfide del nostro tempo». Che potrebbe significare un invito a ripensare l’opportunità di un’alleanza con Di Pietro-Vendola per dare più spazio alla componente Modem legata a Giuseppe Fioroni, che da tempo scalpita per un cambio di marcia all’interno del partito. La risposta di Bersani è arrivata dalle pagine dell’Unità: il Pd è «pronto al confronto» e si trova a «suo agio tra credenti e non credenti», puntando a «una politica rispettosa del magistero della Chiesa» ma senza «tentare di arruolarla come fanno altri».

Casini: «I politici hanno paura dei cattolici?». «Domani a Todi personalità del mondo cattolico si troveranno per discutere del futuro dell’Italia. Vedendo le reazioni di tante parti della politica, una domanda si pone: chi ha paura dei cattolici?». Lo scrive Pier Ferdinando Casini, leader Udc, sul suo blog. «La risposta è semplice: tutti coloro che si rallegrano di un Paese allo sfascio, e tanti nella politica, vorrebbero che tutto rimanesse come è. E allora noi ci sentiamo di dire agli amici di Todi: grazie e avanti!».

Dal convegno di Todi nessun partito, ma una politica nuova. Intanto destra e sinistra lanciano i loro appelli (di Chiara Beghelli) da Il sole 24 ore

I cattolici italiani e quella strana «voglia» di Germania

I processi politici nel mondo cattolico hanno tempi lunghi. Ma la direzione appare chiara quasi da subito. Dopo un ventennio – durata ormai codificata di un ciclo politico – una fase si sta chiudendo, nonostante i voti di fiducia ogni volta raggiunti. Domani a Todi, nelle antiche stanze del convento di Montesanto, i cattolici organizzati d’Italia cercherano di dare corpo e gambe al loro nuovo ruolo nella fase politica che si aprirà probabilmente dal prossimo anno.
Da quando il cardinale Ruini ha lasciato la presidenza Cei nel 2007 questa è la prima volta che qualcosa si muove nel variegato mondo delle associazioni vicine al mondo cattolico e dei movimenti laicali ed ecclesiali. Una massa d’urto (potenziale) di ben 15 milioni di iscritti che si interroga su quale sarà la loro futura casa di riferimento, anche alla luce dei dati diffusi proprio in questi giorni dall’Ipsos, dove si parla di un tasso di astensionismo del 48% tra i cattolici praticanti.
In ogni caso l’iniziativa di Todi ha visto l’intervento ai massimi livello episcopali: ad aprire i lavori ci sarà il cardinale Angelo Bagnasco, che dopo la forte prolusione di fine settembre sta sempre più dando voce al disagio a tutto tondo dei fedeli, sulle politiche ma anche sul clima generale. Una presenza forte, che si misura con quella del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che la scorsa estate ha propiziato dall’alto un’iniziativa mirata al centro sinistra (e mai decollata).
Le sette associazioni di ispirazione cattolica che hanno dato vita al Forum sono Cisl, Acli, Mcl, Compagnia delle Opere (braccio operativo di Cl), Confcooperative, Confatigianato e Coldiretti. A luglio scorso firmarono un manifesto che oltre a molte proposte in campo economico e sociale – quindi lavoro, welfare, sussidiarietà – conteneva una proposta concreta di legge elettorale ispirata al modello tedesco. Ed è probabilmente su questo terreno la caratteristica forte che si ravvisa nel forum – che a Todi riunirà anche Sant’Egidio, Azione Cattolica, Focolarini, Rinnovamento e Neocatecumenali, quindi il mondo ecclesiale -: la vocazione tedesca. «Non vogliamo fare la Dc» ripetono i protagonisti dell’incontro. E infatti appare chiaro che può essere la Cdu-Cds il modello a cui si ispirano, un formazione moderata di centro a forte vocazione sociale, alternativa alla sinistra. In un sistema non più bipolare, pure nella sua versione sgangherata all’italiana.

«Questo bipolarismo è finito» sostiene Pellegrino Capaldo, banchiere ed economista, una delle menti pensanti di questo mondo, che considera del tutto superato ogni schematismo di ‘partito cattolico’. Ma la questione che si sta ponendo è: cosa accadrà dopo che lo bolla berlusconiana sarà scoppiata? Un tema che agita i cattolici del centro destra – riuniti da Gaetano Quagliariello a Norcia proprio in questo fine settimana – e apre la prospettiva che sia proprio questa nuova ipotetica aggregazione a dare un tetto al futuro centro, perdendo la caratteristiche di ‘destra’ e assumendo sempre più quelle di ‘partito popolare europeo’. Una sfida su cui il centro sinistra, e in particolare il Pd – che pure schiera calibri come Rosy Bindi e Enrico Letta, eredi della tradizione cattolica democratica che vede ancora in Romano Prodi il principale riferimento – sarà chiamato a misurarsi con molta determinazione, per superare quella quella «insignificanza» di cui ha parlato, non senza rammarico, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e di cui soffrono esponenti come Giuseppe Fioroni. Anche perché l’elettorato si muove senza schematismi rigidi, e lo dimostrano i successi del cattolico Nichi Vendola o il voto massiccio del popolo delle parrocchie per Giuliano Pisapia. Un universo in movimento, quindi, che sta cambiando anche le parole d’ordine: non più solo i “valori non negoziabili” di ruiniana memoria, a cui sono strettamente legati gli esponenti del centro destra, ma il graduale passaggio al perseguimento del “bene comune”.
Il nome che più di ogni altro rieccheggia come guida per questo “blocco sociale” è Raffaele Bonanni, che infatti chiuderà il convegno di Todi, ma accanto a lui si stanno consolidando figure forti come Andrea Riccardi di Sant’Egidio, Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica, e come padre nobile anche Giuseppe De Rita. Ma al convento, domani, parlerà anche il ceo di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, uno dei nomi più gettonati per le future leadership.

I cattolici italiani e la voglia di Germania (di Carlo Marroni) da Il Sole 24 Ore

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